L'OMEOPATA UNICISTA

CHE COS'E' LA MEDICINA  OMEOPATICA UNICISTA?

 

OTTICA MEDICINA ALLOPATICA

La nostra medicina ufficiale (detta “medicina allopatica”), quella a cui siamo abituati, utilizza solitamente un farmaco per ogni sintomo (ad es. uno per i disturbi addominali, uno per la cefalea, uno per l'ansia, ecc.) e l'azione del farmaco si oppone al disturbo che l'organismo presenta (se si tratta ad es. di diarrea verrà somministrato un farmaco in grado di bloccare o limitare la motilità intestinale e analogamente per gli altri sintomi).

Nell'ottica della medicina ufficiale l'individuo viene cioè scomposto in parti e può presentare più malattie, contemporaneamente o in successione, sovente senza che venga individuata una correlazione tra loro.

 

OTTICA MEDICINA OMEOPATICA UNICISTA

La medicina omeopatica unicista utilizza un farmaco singolo (chiamato rimedio) che comprende la totalità dei sintomi e delle caratteristiche del paziente.

Come si arriva a prescrivere un solo farmaco ?

Ovviamente non si può prescrivere solo sulla base dei sintomi che il paziente presenta (in questo caso saremmo obbligati a usare un farmaco per ogni disturbo), ma l'obiettivo è trovare il filo conduttore che caratterizza il paziente e giustifica i vari disturbi comparsi anche in periodi differenti della vita. Il trucco sta nell'individualizzare il paziente, ovvero nel cercare ciò che vi è di peculiare in lui che lo differenzi da tutti gli altri soggetti affetti dalla stessa malattia. In questo modo, ovvero cercando di considerare solo i sintomi caratteristici, specifici del paziente (es. la mancanza di sete in un paziente febbricitante, o il desiderio di mangiare durante il mal di testa, ecc.) si riesce a trovare quel ristretto numero di rimedi che, somministrati ad un soggetto sano, presentano quei sintomi peculiari. Tra questi ve ne sarà uno in grado di coprire tutti i sintomi  e le caratteristiche del paziente nella sua globalità (le sue caratteristiche ereditarie, il suo trascorso come malato, le cure effettuate, i sintomi mentali, generali e locali, sia presenti da sempre che attuali). Non è questo l'unico aspetto da considerare nella scelta del rimedio. Per una prescrizione corretta occorre valutare anche:

- l'aspetto miasmatico  del paziente (la predominanza di uno dei tre miasmi),

e, specialmente nell'individuo in fase di sviluppo,

- l'aspetto miasmatico-costituzionale  (ovvero l'insieme delle caratteristiche miasmatiche e costituzionali che predominano in quel momento al fine di armonizzare le spinte miasmatiche per un corretto sviluppo del fanciullo).

Quindi, abbiamo visto che, tra quei rimedi che presentano quei sintomi peculiari del paziente, ve ne sarà uno in grado di coprire tutti i sintomi  e le caratteristiche del paziente nella sua globalità o, per meglio dire,  in grado di scatenare gli stessi sintomi nel soggetto sano. Esatto, in grado di scatenare gli stessi sintomi. Infatti il farmaco che viene prescritto è in grado di provocare, quando somministrato nel soggetto sano, i disturbi che presenta il malato.

Ricordiamo come nacque la medicina omeopatica.

Samuel Hahnemann, padre della medicina omeopatica, era un medico cattedratico della Sassonia della fine del '700. Traducendo un trattato di medicina di quel tempo si rese conto che gli operai addetti alla lavorazione della china erano soggetti alla "febbre di palude", ovvero alla febbre tipica della malaria. Quindi la china, che cura la malaria, è in grado di provocare lo stesso tipo di febbre che è in grado di curare (legge di similitudine). Ovvero la china è in grado di guarire le "febbri di palude" perchè in grado di provocarle. Si mise a provare su se stesso e su volontari sani la china e centinaia di sostanze, anche tossiche per scoprire quali sintomi provocassero. Per assumere tali sostanze nocive dovette per forza diluirle  e, per assicurarsi una concentrazione omogenea del soluto nel solvente , impresse al contenitore un certo numero di scossoni (che poi chiamò "dinamizzazioni"). Continuando nella diluizione si accorse che mano a mano che diminuiva la concentrazione della sostanza tossica, di pari passo ovviamente si riduceva l'effetto primario tossico della sostanza, ma contemporaneamente si evidenziava l'effetto secondario dell'organismo, che prima veniva nascosto dagli effetti nocivi primari della sostanza. E' questo effetto secondario che diventa terapeutico in medicina omeopatica.

 

PROVING

La somministrazione delle sostanze diluite e dinamizzate si chiama “proving” e oggi viene condotta con il metodo scientifico del “doppio cieco”. Vengono divisi i volontari in due gruppi, ad uno vengono somministrati granuli impregnati della sostanza diluita e dinamizzata, all'altro gruppo, detto di controllo, granuli senza l'impregnazione. Né i volontari né gli addetti ai lavori conoscono l'appartenenza dei soggetti ai due gruppi, per non essere influenzati. I provings vengono effettuati di solito con sostanze diluite alla 30 CH. I sintomi comuni e coerenti che vengono presi in considerazione, emersi nel gruppo di volontari che hanno ricevuto il rimedio, sono decine o centinaia, a seconda del rimedio. Vengono classificati in rubriche per comodità di consultazione su archivio cartaceo o informatizzato.

La raccolta dei sintomi avviene in maniera coerente con il metodo sperimentale e quindi ripetibile nel tempo. Sono stati rifatti i provings effettuati al tempo di Hahnemann (a quel tempo non veniva usato il metodo del “doppio cieco”) e sono emersi dati statisticamente sovrapponibili.

Si tenga  presente che dopo la 12 CH circa siamo oltre il numero di Avogadro (ovvero non vi è più molecola della sostanza nella soluzione, anche se in grado di provocare i sintomi che vengono registrati nei soggetti sperimentatori). Questi sintomi compaiono sia a livello fisico che a livello mentale: ogni sostanza, diluita e dinamizzata, sottoposta a volontari sani, induce la comparsa di un quadro mentale, caratteriale e fisico unico nella sua peculiarità. Essi vengono considerati nella loro interezza, così come viene considerato il paziente come unità unica ed irripetibile.

 

UNICITA' DI CIASCUN PAZIENTE

Non si confrontano semplicemente i sintomi nella loro globalità del rimedio con quelli emersi dal proving. Occorre a questo punto  valutare cosa vi sia di peculiare nel paziente che lo rende unico, che lo differenzia dagli altri pazienti (ad esempio cosa caratterizza un paziente iperteso dagli altri ipertesi), quali siano i sintomi che individualizzano il soggetto, i sintomi storici, cioè le caratteristiche presenti da sempre, i sintomi recenti, quelli locali e quelli generali. La scelta del rimedio non deve prescindere dalla valutazione dell'aspetto miasmatico-costituzionale del paziente, ovvero il miasma dominante in quel momento, in modo da individualizzare la scelta e la potenza del rimedio. Tanto più il rimedio corrisponde al paziente nella sua totalità, cioè tanto più è simile a lui, tanto maggiore sarà il suo effetto terapeutico. La somministrazione del simillimum produrrà una reazione secondaria dell'organismo in grado di ripristinare lo stato di salute ( sovente dopo una crisi iniziale di aggravamento di breve durata). In questa ottica non si prescrive il rimedio considerando la patologia, o le patologie, presenti in quel momento, ma il malato.

Sappiamo che ogni rimedio (ovvero la parte malata di ognuno di noi) ha un suo modo specifico di ammalarsi, e che ogni organo può essere interessato, magari in momenti diversi della vita, ma sempre con la stessa modalità. Quando interverranno dei cambiamenti sarà necessario cambiare il rimedio. Sappiamo inoltre che ogni manifestazione patologica non va considerata a sé stante, ma espressione del miasma predominante. In questa ottica i sintomi non sono la malattia, ma il tentativo dell'organismo di alleggerire la carica miasmatica. Per questo motivo si richiede particolare attenzione nell'utilizzo di sintomatici farmacologici, generali o anche locali, così come tutti i tipi di soppressione, che andrebbero valutati caso per caso.

La rapida soppressione dei sintomi, considerata l'obiettivo terapeutico nella medicina ufficiale, risulta essere una limitazione dello sforzo di reazione dell’organismo di ripristinare le condizioni di equilibrio perduto.

La pronta eliminazione dei sintomi deve essere una conseguenza di una terapia che agisce sulla causa profonda della malattia, sullo squilibrio che ha provocato i sintomi, e non solamente di una terapia che si limita ad eliminare i sintomi, come per lo più avviene nella nostra medicina. Questo è quanto avviene utilizzando il rimedio “simillimum” del paziente, detto anche il rimedio “di base”, cioè quello che viene prescritto al termine di una visita omeopatica.

Accanto al rimedio “di base”esistono anche in omeopatia rimedi che vengono usati come sintomatici durante eventi acuti, per la cui prescrizione non è necessario il tempo indispensabile per la prescrizione del rimedio “di base” (per una prima visita occorre un'ora circa), ben sapendo che il loro effetto è quasi puramente sintomatico come può essere sintomatica la terapia farmacologica. L'analisi del caso valuterà la necessità di utilizzare sintomatici omeopatici o farmacologici.

 

SOPPRESSIONE DEI SINTOMI

La guarigione non è mai la sola eliminazione dei sintomi, anzi, la loro  rapida soppressione blocca la tendenza naturale dell'organismo nello sforzo di guarigione, che scarica  verso l'esterno (solitamente verso la cute e le mucose)  la sua carica miasmatica. La soppressione dei sintomi potrebbe provocare una reazione secondaria solitamente più grave del sintomo iniziale. Per esempio una crisi d'asma in un bambino dopo soppressione di una dermatite atopica; la reazione secondaria (in questo caso la crisi d'asma - sempre comunque considerata come forma di eliminazione, ovvero come tentativo dell'organismo di alleggerire la causa profonda), di solito si presenta più grave di quella scelta dall'organismo originariamente (in questo caso la dermatite). Per questo motivo, in corso di cura omeopatica, si raccomanda di valutare con il medico omeopata il tipo di trattamento di eventuali sintomi che dovessero emergere (compreso l'utilizzo di farmaci topici quali pomate,ecc.), al fine di mantenere la coerenza dell'obiettivo terapeutico. La soppressione farmacologica di un sintomo infatti potrebbe vanificare il trattamento in corso oppure produrre effetti poi più difficilmente trattabili.

 

PER RIASSUMERE

- I sintomi (ovvero i disturbi che presenta il malato)non sono la malattia, ma esprimono lo sforzo di reazione dell’organismo di ripristinare le condizioni di equilibrio perduto. Rivelano nel loro insieme il modo peculiare di ammalarsi di ogni soggetto. Non sono la malattia, sono la sua voce.

- I sintomi esterni possono essere provvisti di un’azione vicariante e mitigatrice della malattia interna

- Per questo motivo, in corso di cura omeopatica, si raccomanda di valutare con il medico omeopata il tipo di trattamento di eventuali sintomi che dovessero emergere ed anche l'eventuale utilizzo di farmaci topici quali pomate, spray nasali,ecc., al fine di mantenere la coerenza dell'obiettivo terapeutico.

Medicina ufficiale (allopatica)

- la medicina ufficiale utilizza farmaci che si oppongono ai sintomi, con l'obiettivo di sopprimere la sintomatologia che caratterizza la malattia, quindi:

- a ogni sintomo corrisponde sovente un farmaco specifico – più malattie presenterà il paziente più farmaci assumerà

- le varie malattie che si presentano contemporaneamente od in successione temporale vengono considerate ognuna a sé stante, senza correlazione tra di loro

Medicina omeopatica unicista

- la medicina omeopatica unicista utilizza un farmaco unico :

- viene prescritto il rimedio che, somministrato ad un soggetto sano, è in grado di sviluppare la complessità di sintomi presenti nel paziente al momento della visita.

- per il fatto che il rimedio provoca gli stessi sintomi, all'inizio della cura è possibile un aggravamento temporaneo dei disturbi. Questo aggravamento all'inizio della cura è considerato positivo , e sta ad indicare l'azione terapeutica del rimedio ; quando avviene è sempre consigliabile avvertire il medico omeopata per valutare

- se ridurre la posologia per la regressione dell'aggravamento

- alla base delle malattie si riconoscono tre condizioni predisponenti,i tre miasmi,in grado di determinare malattie, verso l'ipofunzione, verso la iperfunzione, e verso la disfunzione (vedi nota prima pagina)

- il rimedio scelto dovrà tener conto dell'aspetto miasmatico-costituzionale

 

“Non esiste la malattia, esiste il malato”

“Si deve curare il malato, non la malattia”

(Dr Paschero)

 

GRAZIE PER L'ATTENZIONE

 

Dott. Marco Colla

Dott. MARCO COLLA

Medico Chirurgo

Diplomato in Omeopatia Unicista presso la

SCUOLA ITALIANA DI MEDICINA OMEOPATICA HAHNEMANIANA (SIMOH)

di Roma

Per ulteriori informazioni scrivi all'OMEOPATA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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