Le allergie sono definibili come reazioni parossistiche del nostro sistema immunitario. Quando una sostanza estranea al nostro organismo viene introdotta è identificata dal sistema immunitario come self o non-self.

In una percentuale oscillante tra i 3% e il 6% della popolazione sostanze generalmente innocue sono invece causa di reazioni allergiche (pollini, acari, conservanti generici e alimenti) e queste percentuali sono in costante aumento.

Nello specifico, i sintomi delle allergie alimentari sono simili a quelle provocate dai pollini. Sono comuni a entrambi i fenomeni allergici gli arrossamenti pruriginosi della pelle, eczemi, eruzioni o gonfiori, orticaria, arrossamenti e bolle, dermatiti. Ma anche irritazione delle labbra e della bocca, la sindrome orale allergica, problemi respiratori (riniti, congiuntiviti, asma) o problemi gastrointestinali come nausea, vomito, dolori addominali e diarrea.

Le allergie devono essere confermate da una serie di esami clinici. I prick test, i test della puntura, sono gli esami cutanei che vengono effettuati per primi: sulla pelle è inciso un piccolo taglietto su cui è versato una goccia di estratto, l’allergene. L’eventuale irritazione della pelle è un primo segnale di allergia. Il test può essere confermato utilizzando direttamente l’alimento fresco al posto dell’estratto, il cosiddetto test "prick by prick". La ricerca nel sangue di anticorpi (IgE) contro l’alimento e l’ingestione, sotto controllo medico, dell’alimento sospetto confermano la diagnosi.

La prima terapia dell’allergia alimentare è l’esclusione dalla dieta dell’alimento verso cui la persona è allergica. Alcuni farmaci possono poi essere utili per calmare le manifestazione dell’allergia. In alcuni casi, ingerendo dosi crescenti del cibo verso cui si è allergico il corpo si può riabituare alla sua presenza e non considerarlo più pericoloso. È la terapia desensibilizzante specifica per via orale.

 

La maggior parte delle reazioni avverse agli alimenti sono, però, forme di intolleranze alimentari: il cibo non è correttamente digerito e assimilato dall’organismo perché questi non produce le proteine che lo degradano, gli enzimi digestivi, o perché la presenza di batteri ne impedisce l’assorbimento.

I disturbi compaiono dopo un certo periodo di tempo dal consumo dell’alimento responsabile. Accade, infatti, che l’organismo mette in atto una serie di meccanismi compensatori per cui riesce a tollerare una determinata sostanza fino a quando, superato un certo limite (che viene definito livello di soglia) si arriva alla manifestazione del disturbo.

 

Le intolleranze alimentari:

sono individuabili, spesso, con grande difficoltà.

sono molto frequenti. Si calcola che l’8% della popolazione italiana ne soffra e sembrano essere in continuo aumento.

• spesso sono correlate a disordini del Peso Corporeo, sia in eccesso che in difetto.

i disturbi legati alle intolleranze sono diversi da quelli delle allergie: sono meno acuti, tendono a ripetersi nel tempo e sono difficilmente collegabili all’assunzione di un determinato alimento. Stiamo parlando, per esempio, di alcuni tra i disturbi più comuni come stanchezza, gonfiori, mal di testa, sfoghi sulla pelle, tosse, rinite, asma.

 

Per diagnosticare una intolleranza alimentare possono essere utilizzati vari test. Una corretta anamnesi alimentare è alla base di ogni valutazione. La ricerca dell’alimento specifico con azione “perturbante” può essere effettuata tramite: esami ematici (Citotest) per valutare la presenza di reazioni non IgE mediate (IgG); test tissutali (Bricotest, Vamtest, ecc.); test bioenergetici (EAV, Vega, SARM TEST, ecc.) che valutano l’azione perturbante di una sostanza nella matrice o spazio interstiziale; test kinesiologici (manuali, computerizzati, Dria Test, ecc.).

 

Tra gli Alimenti, quelli che più frequentemente danno reazioni sono:

• CIBI CHE FREQUENTEMENTE CAUSANO INTOLLERANZE: latte e latticini, lieviti, frumento, oli vegetali, olio di oliva, ecc.

• CIBI RICCHI DI ISTAMINA: pomodoro, birra, formaggio stagionato e fermentato, spinaci, funghi, cioccolato, tonno in scatola.

• CIBI ISTAMINO LIBERATORI: fragole, ecc.

• CIBI TENDENZIALMENTE ALLERGIZZANTI: pesche, arance, uova, soia, latte vaccino, pesce, kiwi, crostacei, ecc.

 

I Nutrizionisti affrontano le intolleranze alimentari impostando DIETE A ELIMINAZIONE (esclusione degli alimenti "perturbanti" dalla normale dieta quotidiana per un periodo di circa 3 - 6 mesi e successivo graduale reinserimento) associando eventualmente un sostegno fitoterapico.

Alle ovvie diffivoltà di rispettare un regime alimentare restrittivo si aggiunge la possibile presenza "occulta" di alimenti perturbanti contenuti in prodotti confezionati in minima quantità e quindi non indicati in etichetta. L'assunzione di alimenti perturbanti anche in dosaggi minimi interagisce con il sistema immunitario vanificando gli sforzi precedentemente fatti.

 

La fitoterapia può essere un valido aiuto nel controllo di queste reazioni del sistema immunitario. In particolare ricordiamo:

PERILLA, che trova impiego nella prevenzione e nel trattamento di molte forme allergiche quali oculoriniti, dermatiti atopiche, orticaria e reazioni da ipersensibilità ritardata.

RIBES NIGRUM, la cui spiccata azione antiinfiammatoria risulta utile sia nelle affezioni allergiche localizzate o sistemiche che in tutti i processi flogistici.

PIANTAGGINE che trova largo impiego nelle affezioni oculorinitiche allergiche.

ELICRISIO, ricco di oli essenziali, utile per le sue azioni di regolazione dei disturbi allergici acuti e cronici.

EPTALLERG

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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